

Non sono bravo a capire la vita. Non sono bravo a scegliere le cose, per me, per il mio bene e a tracciare una rotta. Tante volte non sono bravo a capire il bene, che c'è in ogni persone e nelle cose, e nei piccoli accadimenti di ogni giorni, nella semplicità dei piccoli gesti. So solo stringere i denti e lottare e difendermi e anche far del male, graffiare, con le parole e con lo sdegno. Pesante verso gli altri ma smisurato verso me stesso.
E non ho niente da insegnare a nessuno, non ho teorie sulla vita, e su come sia più "giusto viverla". L'unica cosa che so fare è costruire metafore per cercare di spiegarla.
La vita.. incessante e disordinata, fatta di sbagli e sbadigli. Fatta di forze assolute e un unico orizzonte che ci gira attorno. La vita fatta di distanze, destinazioni distrazioni, infinito e mostruoso gorgo che divora lacrime, parole e tempo sprecato.
La vita che impone delle scelte, difficili, dolorose, che seminano dubbi e paure nell'animo. Scelte che avranno conseguenze importanti e che segnano la distanza tra la fatica di ogni giorno, la felicità in un futuro irraggiungibile e i sogni che come tenui luccichii di stelle ci danno la forza di guardare avanti.
...Sa, lui scrive quel quadernetto, ogni giorno, per sapere tutte le cose... Io gli ho detto che la vita... Gli ho detto, quel che di bello c'è nella vita è sempre un segreto... per me è stato così... Le cose che si sanno sono le cose normali, o le cose brutte, ma poi ci sono i segreti, ed è li che si va a nascondere la felicità.. a me è successo così, sempre.. e io dico che lo scoprirà anche lui, diventando grande... Gli passerà questa voglia di sapere...
X: Come Stai?
Y: Ciao X. Insomma, non proprio bene. Solito insomma. E tu? Come stai? che fai di bello sto weekend?
X: Sono appena tornata da ... Sono andata a votare.. sto più o meno bene.. a parte la stanchezza assurda.. Sogno una pace, anche mentale, che però non arriva.. e tu?
Y: Pace mentale.. forse arriva quando smetti di combattere.. o quando impari a perdere. Io sono a ... ho passato il mocio, scaldato la cena e asciugato i piatti. sono proprio stanco. non solo nel fisico.
X: Non ti fare travolgere dallo sconforto.. l'importante é custodire dentro di sè curiosità e sogno.. non ti lasciare imbruttire dalle difficoltà. Ti devo davvero prestare il libro saper perdere di cui ti parlavo..
B: E'.. invece mi sento.. Indurito... irrigidito, dalle circostanze. Lo vedo nei miei modi bruschi, nei miei pensieri cattivi.. lo vedo nella solitudine che mi circonda. è un modo come un altro x vivere. O per sopravvivere, forse. Dai ci vediamo presto, un bacio


But please
you know you're just like me
next time I promise we'll be
Perfect
Perfect
Perfect - Smashing Pumpkins
Tu sei la notte, abbandonata e sola, tra le ultime stelle e le nubi silenziose e scure e la luna. E i tuoi occhi sono ora stanchi e freddi, sono laghi di morte ed erba ingiallita. Un freddo tagliente si spande nell'aria come aroma d'incenso ed un brezza scivola leggero, come manto sul viso dell'oscurità.
Tu sei luce in trasparenza e ombre che si allungano nel passato. Tu sei l'addio di un abbraccio, le ultime lacrime che rigano il viso di un bimbo che decide di diventar grande.
E questa musica molle è un sussurro del cuore. Lagrime amare e i segni della sconfitta, portati via dal vento del destino. Un silenzio assordante che si spande in echi e volute di fumo. Nella testa pensieri confusi e dubbi. Non c'è tempo, solo un filo rosso che segna il presente e che si allunga, appena oltre l'angolo del passato, svanito troppo in fretta, dagli occhi distratti. Un nastro che ci lega al mondo mentre fuori e dentro, nell'animo, imperversa una spaventosa burrasca.
Come un fiore nella tempesta.
Non c'è amore, non c'è odio, non c'è rabbia o passione, ma un cuore grigio, vitreo. E le spalle si fanno curve e le mani stanche, affrante dalla fatica della vita. Dalla fatica di ogni giorno. Si vive di solitudine e rinuncia, negando ogni carezza, ogni affetto. Facile, non guardare in faccia la vita. Facile, come trangugiare un bicchiere colmo di veleno e lasciarsi morire. A poco a poco. Un autarchia, mondo perfetto fatto di specchi incrinati e frammenti di luce. Rimane solo un po' di paura e un odore di un qualcosa, chiuso in se stesso, un qualcosa di sepolcrale. Il resto è nulla, un orizzonte di ricordi destinati a svanire come sogni all'alba, come rugiada al sole.
Addio, o forse soltanto arrivederci, estate.

Fiori - Nella tempesta, di Piero Farina 2002.
http://www.etichettaindipendente.com/pierofarina/

Non sono qui. Non lo sono mai stato davvero. Perso nella nebbia, nei sussurri della notte. Non sono qui. Lontano da tutto, lontano da me stesso. Racchiuso in un pensiero vuoto, sospeso, distratto, anestetizzato, insensibile, alienato. Ho guardato con occhi assenti passare la vita, passare queste feste senza provare a fermare un istante da conservare nella memoria. Raggomitolato in me stesso, tra la noia e la monotonia di giorni grigi ed eguali, destinati a perdersi e a sparire per sempre. Ne gioia ne dolore a scuotere la mia anima dal suo polveroso torpore. Ne musica o parole: solo silenzio e vuoto. Come se ogni cosa dentro me fosse immobile, immutabile, congelata: uno scivolare verso una perdita di coscienza, dove ogni barlume di pensiero si dissolve lasciando il vuoto. Uno stato di coma vigile, un sonno senza sogni. Sospeso in un limbo, aspetto, ormai senza più illusioni, senza vere aspettative. Per ora ho smesso di osservare e mi limito a guardare, senza prestare davvero attenzione. Sono qui o forse in nessun lungo. Sono tra la mia vita e queste mani magre e scarne, e questi occhi verde scuro, che incerti e dubbiosi sono in attesa di scorgere la luce del giorno. Sono in attesa di un sogno che mi rapisca, che dia un senso a ciò che sono. Sono in attesa di uno sguardo che dolcemente si posi sul mio, che mi aiuti a discernere meglio, tra luce ed ombra tra il bianco e il nero di questo mondo. Sto aspettando un altro cuore, che accolga il pulsare regolare del mio e di una mente che voglia serbare le mie parole, i miei pensieri. Sono in attesa di un'altra mano che suoni, assieme alla mia, una melodia nuova, nella tastiera della vita.
non mi fido di nessuno
sono rose e crisantemi
suono e canto la mia libertà
sono triste suono piano
sono in forma canto forte
così affronto alla mia sorte
Se non è vero che hai paura
non è vero che ti senti
solo non è vero che fa freddo
allora perché tremi in questo agosto?
Lascio che siano queste parole, incrociate quasi per caso, mentre silenzioso avanzavo al buoi, a dare un senso, a quello che sarà.
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio e la nuvola e il falco alto levato
Eugenio Montale - Ossi di Seppia, 1925